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Giorgio Ghiringhelli
Losone, 5 gennaio 2006
Via Ubrio 62
6616 Losone
Ai deputati e alle deputate
in Gran Consiglio
I Patriziati
devono aiutare Comuni e Cantone e non viceversa
Egregio signor Presidente,
gentili signore deputate, egregi signori
deputati,
ho appreso dalla
stampa (cfr. CdT
del 2 gennaio 2006) che le risorse fiscali dei Comuni sono in calo,
che aumenta il divario fra le risorse fiscali dei Comuni cosiddetti
ricchi e di quelli cosiddetti poveri e che, nellambito della nuova
legge sulla perequazione intercomunale, si vorrebbe verificare ed
eventualmente innalzare il tetto massimo dei contributi versati dai
Comuni paganti a favore di quelli che ricevono.
Ebbene, mi chiedo se
non sia giunto il momento di coinvolgere anche i patriziati in
questopera di
ridistribuzione delle risorse disponibili e di risanamento
delle finanze pubbliche e in particolare di quelle dei Comuni
poveri. Tale possibilità è del resto già prevista dallart.. 19
della Legge organica patriziale, che
recita : “quando il Comune fa capo alla compensazione
intercomunale il patriziato può essere chiamato, avuto riguardo alla
sua situazione patrimoniale, a contribuire al finanziamento delle
opere pubbliche interessanti il Comune medesimo e la cui esecuzione
fosse decisa nel periodo compreso nei tre anni precedenti e i tre anni
successivi alla domanda di compensazione, limitatamente alle
disponibilità del patriziato. La misura del contributo è stabilita dal
Consiglio di Stato nel limite del massimo del 30%”.
Anche se tale articolo di legge
andrebbe aggiornato in considerazione del fatto che la compensazione
intercomunale è stata sostituita tre anni fa dalla nuova Legge sulla
perequazione intercomunale ( e invito dunque il Legislatore a
provvedere) , lo spirito di quellarticolo
è chiaro : sono i Patriziati a dover semmai aiutare i Comuni e non il
contrario. Sarebbe il caso di chiedersi quante volte questa
disposizione è già stata applicata e se non sarebbe il caso di
applicarla più spesso in futuro.
Anche se per taluni
questo argomento sembra essere tabù, io penso che un patriziato che
pretende di continuare a essere riconosciuto come ente di diritto
pubblico ( e come tale esentato dal pagamento di qualsiasi tassa e
imposta) debba almeno sforzarsi di essere di aiuto allo Stato e ai
Comuni anzichè diventare per essi una
palla al piede o addirittura trasformarsi in una sanguisuga che
succhia le loro risorse : in caso contrario è meglio che venga
disconosciuto e che continui a esistere come associazione privata.
Nella realtà vedo che i patriziati non si accontentano di essere
esentati dal pagamento di tasse e imposte e non si accontentano dei
sussidi che lo Stato concede ai patriziati poveri ma anche a quelli
ricchi ( si pensi al milione dato al patriziato di
Losone per la realizzazione del campo da
golf) per determinate loro realizzazioni, ma si oppongono allidea di
rinunciare al contributo di 350’000 franchi che lo Stato versa ogni
anno al Fondo di aiuto patriziale e ora –
con l’iniziativa di Frasco – mirano anche
a impossessarsi del 5% dei canoni d’acqua incassati dallo Stato (pari
a 2 milioni di franchi all’anno).
E dunque giunto il
momento di chiedersi se sia giusto che i Comuni e il Cantone, i quali
a differenza dei patriziati devono caricarsi di ingenti oneri per
occuparsi dei servizi (polizia, rifiuti, educazione ecc.) e della
socialità a favore di tutti i cittadini (patrizi e non patrizi) ,
debbano rinunciare a soldi che potrebbero far loro comodo per
lasciarli a quei patriziati che, oltre a essere anacronistici e poco
democratici ( qua e là il potere accentrato in poche mani si tramanda
con elezioni tacite di generazione in generazione) sono benissimo in
grado di stare in piedi con le proprie gambe (tantè
vero che la stragrande maggioranza di loro può permettersi di non
applicare alcuna imposta ai fuochi patrizi).
Con una petizione
del 5 settembre scorso sottoscritta anche da alcuni patrizi proponevo
di eliminare il contributo statale al Fondo di aiuto
patriziale, ritenendo che questa quota
(350’000 franchi allanno) potesse benissimo essere assunta dai
patriziati più ricchi. Purtroppo mancano trasparenza e informazione
sulla situazione finanziaria dei patriziati, e forse mancano anche
quei controlli che invece per i Comuni ci sono. Vi sembra normale che
il Patriziato di Ascona, ad esempio,
abbia speso ben 21’795 franchi nel 2003 e ben 19.690 franchi nel 2004
per il raduno patriziale (calcolando una
media di 170 partecipanti, bambini compresi, ciò equivale a ca. 120
franchi per persona : una vera e propria abbuffata, altro che
raduno
) ?
Distinti saluti Giorgio
Ghiringhelli
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